La Fantasia diventa Storia: FICOTTO

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Un profumo mi inebriò. Un profumo che non si dimentica tanto facilmente.

Era racchiuso in una boccetta di vetro, col tappo di sughero. Proprio come quelle pozioni che si vedono nelle fiabe o in un film di fantascienza, mi aveva incuriosito a tal punto da tenerlo custodito gelosamente in un cassetto, come se, aprendolo, l'essenza potesse svanire in un secondo.

Nello stesso cassetto, trovai una coperta.
Era bianca, calda e piegata in modo meticoloso, come se dovesse rimanere lì ferma per sempre, in quel cassetto che non ricordavo di aver mai aperto.

La presi e decisi di metterla sul letto.
Ispirava un senso di protezione, mi faceva sentire, in un certo senso, più a casa di quanto non lo fossi già.
Ripresi la boccetta e cominciai ad esaminarla più da vicino.
Il liquido che vi era contenuto non aveva colore, ma sapevo che, anche solo togliendo il tappo di sughero per un istante, la vista avrebbe continuato molto volentieri a fare a meno di osservarne il colore: quell'odore era davvero capace di appagare tutti i sensi, coinvolgendoli in maniera inusuale, straordinaria, speciale.

Osservai attentamente, ma non maneggiai con altrettanta cura: dopo aver tolto il tappo di sughero, la boccetta mi scivolò dalle mani.
Il contenuto cadde sulla coperta, e quell'odore vi rimase incollato, forte e intenso.

Per un momento, mi sentii perso, ma poi mi accorsi che quel piccolo incidente di percorso poteva davvero essere la chiave di volta per creare un gusto che nessuno avrebbe dimenticato tanto facilmente.

Quella coperta, però, continuava ad essere troppo bianca.
Frugando ancora un po' in quel cassetto, vi trovai degli acquerelli.
Dovevano essere stati di mia madre e, in effetti, non era rimasto quasi nulla: l'unico colore che non era stato, forse, mai utilizzato era il viola.
Lo diluii con l'acqua e lo spennellai sulla coperta, a creare tutti i motivi strani e particolari che la mia immaginazione dettava in quel momento.

Ripiegai la coperta e la portai con me in laboratorio.
Con lo stesso procedimento, sul bianco candido della ricotta, spruzzai “qualche goccia di bergamotto”, per conferire quel profumo straordinario di cui mi ero innamorato e, per dare un tocco di colore e di dolcezza, utilizzai dei fichi caramellati.

Il “Ficotto” era pronto: una coperta perfetta per avvolgere tutti i palati in un turbine di sapori, colori e profumi indimenticabili.

Chiara Pirani

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